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L’ASTRONAVE CHE ARRIVA, Caputo 1985
Le prime venature di jazz che appaiono nell'album 'No smoking', a partire dal singolo 'L'astronave che arriva', portano a recensioni come quella di Gino Castaldo su 'La Repubblica': "Caputo stenta a trovare la felice intuizione dell'esordio, ovvero quel 'Sabato italiano' che, con rapido passaparola, divenne un divertente slogan delle notti romane e milanesi".
Tuttavia, il critico si avvede dei primi segnali di maturazione artistica di Caputo: "La strada imboccata non è delle più facili, se è vero che è più facile fingersi poeti narrando di amori strappalacrime e dubbi esistenziali, piuttosto che scegliere l'ironia, il calembour intelligente. Uno dei pregi di questo nuovo disco di Caputo è quello di essere andato molto avanti nella fantasia della scrittura, perfezionando la tendenza ad introdurre nella canzone un vocabolario ricco e insolito".
In effetti il brano sembra voler indicare, con ironia e leggerezza, alcune delle inquietudini che si annidano sotto la "voglia di superficialità" degli anni '80. Come dice l'autore, "L'astronave è un brano che parla della Grande Utopia, bella in astratto, ben più complicata da realizzare. E nell'attesa che la Grande Utopia si realizzi da sola, viviamo vite confinate nel quotidiano, accontentandoci di sogni a volte ermetici (vedi la citazione di Montale) a volte più romantici - 'Verrò con te, dovessi farlo di mestiere' - nella convinzione che spesso l'amore è la sola certezza alla quale aggrapparci... Fino al giorno in cui, distratti dal 'festeggiare eroi leggeri' ci rendiamo conto che l'astronave (cioè l'utopia di un mondo migliore, diverso) è già passata e ci dobbiamo accontentare di emozioni più omologate".
Con l'andare del tempo il brano ha ottenuto giustizia, diventando un piccolo classico - oltre che il brano più noto di Caputo in Europa, grazie al prolungato utilizzo nello spot pubblicitario di una nota marca di caffè italiano |