Uno degli obiettivi dichiarati della BANDA AVAPORE è quello di cogliere quel brivido jazz-swing che attraversò educatamente la ballata italiana dagli anni '50 (Carosone, Buscaglione) ai tempi nostri (Conte, Capossela), lungo una rotta di piccolo cabotaggio che tocca molti dei grandi nomi della canzone d'autore tra gli anni '60 e gli anni '80 (da Jannacci a Caputo, da De Gregori a De Andrè, da Celentano a Concato).
La tappa su Paolo Conte non poteva che essere una delle più importanti.
Conte non solo proviene da una formazione jazzistica, nella quale ha praticato quasi esclusivamente forme strumentali, ma ha anche trascorso una buona parte della sua prima carriera di autore dedicandosi a fornire musiche per opere collettive, per solo poi ritrovarsi a scrivere abitualmente i propri testi, spinto dalla necessità di una migliore corrispondenza con ciò che le sue musiche erano in grado di comunicare.
In seguito continuò ad esplorare la composizione puramente strumentale con partiture per il cinema o per produzioni teatrali, riutilizzando, tagliando e rielaborando i vari motivi a seconda delle necessità dei differenti contesti e corredandoli - o privandoli - liberamente di testi.
Di fatto questa centralità della musica è in qualche misura evidente nel fatto che i testi stessi sono impregnati di qualità fortemente musicali. Dallo "za-za-ra-zzaz" di Bartali (1979) al "bababibedadibamba" di Danson Metropoli (1995) o quel "du-du-du-du" della famosa Via con me (1981), tutti ben riconoscono le sue caratteristiche mini-escursioni nello skat.
E Proprio Bartali è spesso, nelle serate della BANDA A VAPORE, la canzone di apertura, il manifesto programmatico, il primo binario su cui si dipana la ricerca musicale della band. Non il Bartali triste e affaticato sui pedali, però, bensì il Bartali evento popolare, reso schioppettate dalle citazioni e dalle digressioni musicali sul palco che ricreano quel clima di chiasso e di festa della gente comune che andava a vederlo correre sulle strade del Giro d’Italia, e che in quel momento di festa collettiva e spontanea ritrovava una dimensione sociale autentica e vitale. |