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RENZO ARBORE E LO SWING

  "Mi chiamavano Renzo "Swing" Arbore (come Nat "King" Cole) gli amici del Bar La Gloria (nome assolutamente vero...) della mia città, per via della mia fissazione per lo "Swing". Mi aveva contagiato un brano di Woody Herman "Il ballo dello spaccalegna" dove il clarinetto la faceva da padrone e "dovevi" irresistibilmente battere il piede.

Lo "Swing" condizionava la mia vita di adolescente che aveva scoperto il ritmo, il più semplice e fondamentale, addirittura "quello del cuore" (che appunto batte in 4/4 come nel Jazz...). Persino le persone venivano catalogate "con" o "senza" Swing. Il farmacista vicino al Bar La Gloria, per esmpio, non l'aveva; la sua commessa, invece, sì. Lo si capiva da come prendeva le medicine dall'elenco del cliente, da come le sistemava per farne un pacchetto, da come ti salutava e diceva: "Chi è il prossimo?". Insomma lo Swing come ingrediente indispensabile della vita, senso del ritmo, prontezza di riflessi, grazia, eleganza, energia, giovanilità; ma anche grinta, perspicacia, nervi tesi ma rilassati al tempo stesso.

La parola era ed è intraducibile, anche se, quando fu inventata, qualcuno in Italia la tradusse con... "dondolìo".
L'unica "spiegazione" dello Swing è contenuta in una celebre canzone del grandissimo Duke Ellington, uno degli "inventori" del Jazz; titolo del brano "It don't mean a thing if it ain't got that swing" "Non significa un cavolo se non c'è swing" (traduzione maccheronica ma efficace del sottoscritto).
Insomma un grandissimo "ingrediente" della musica moderna, del jazz ma anche del rock e i suoi derivati;… e poi… quanto era buono lo "Swing" italiano.

Quello che certamente non si pigliava sul serio e inventava versi strampalati ma originali e spesso metafisici come quelli di queste canzoni; quello che cantavano i bravissimi Alberto Rabagliati, Natalino Otto, Ernesto Bonino e tanti altri "rivoluzionari" in un periodo di canzoni all'italiana e di stornelli.
C'era voglia di vivere e di divertirsi, in quegli anni che si stavano schiarendo dopo il buio della guerra; e qualsiasi pretesto era buono per "inventare" una "canzone Swing" frutto solo dell'ispirazione di nostri bravissimi musicisti e ancora nessun calcolo commerciale.
Così nasceva una "classe degli asini" che chiedeva alla "Signorina Maccabei, per favore dica Lei, dove sono i Pirenei?".