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Che canzone! La incidemmo al Teatro Gobetti di via Verdi", ricorda Dino Arrigotti. "Si trattava di registrazioni effettuate in prima battuta, senza alcuna prova e soprattutto prive degli accorgimenti tecnici pur primordiali dell'epoca che consentivano di modulare le voci o di amplificare o di ridurre i suoni di certi strumenti.
Quando Pino, il nostro tecnico di fiducia, ci faceva segno che risaltava troppo la tromba, Pachito non poteva far altro che accostare il suo strumento al muro per contenere il rimbombo. E se quello sgradito fenomeno acustico riguardava il pianoforte, l'unica arma che avevo era di buttarci sopra una coperta. E se poi non c'era la coperta, ci arrangiavamo con i cappotti", conclude il pianista.
Il testo era ispirato a una notizia di cronaca nera - una moglie gelosa che aveva sparato al marito scoperto con l'amante. Chiosso e Buscaglione l'avevano scritta seguendo il loro sistema abituale: abitavano a poca distanza l'uno dall'altro, in via Bava; i due balconi si fronteggiavano, e questo consentiva loro di consultarsi in ogni momento sulla composizione delle canzoni. I vicini di casa spesso li sentivano discutere dopo l'una di notte, in pigiama, appoggiati alle rispettive ringhiere - Chiosso ricorda distintamente la protesta di un condomino: "Allora, vi decidete o no a farla sparare questa benedetta Teresa?"
Il tocco di genio del paroliere fu quello di far partire il brano con un Fred in versione "strillone", che annunciava la notizia sulla prima pagina di tutti i giornali, quasi a rimarcare l'enormità di una simile notizia nella realtà provinciale dell'Italia anni '50: una casalinga italiana (dal quintessenziale, rassicurante nome di Teresa) che invece di subire l'infedeltà del marito lo affronta fucile alla mano come si immaginava facessero le emancipate americane.
Ha spiegato Chiosso: "Leggendo i romanzi di Damon Runyon mi era venuta l'idea di creare il primo tipo di maschio frignone, la prima esposizione femminista di un personaggio maschile all'interno della storia della musica italiana. Mi ispirai in particolare al racconto di un duro che, portandosi dietro gli amici, di notte va a rompere le scatole a tutti. Fracassa vetrine, vive di violenza una serata intera… Poi dice: 'Ragazzi, andiamo su, svegliamo la dolce pupa Dolly e facciamoci fare un quintale di uova al bacon perché ho appetito'. Salgono le scale, ma la dolce pupa li butta giù tutti! Così nacque il falso duro, in fondo buono, che si fa abbindolare da quella piccola così…". |